RIZZICONI-È entrato nel piccolo bar col volto coperto da una maschera e con l'intenzione di uccidere, incurante del fatto che in quel momento accanto alla vittima e in un raggio di pochi metri ci fossero anche la giovane moglie di Daniel Albanese e il figlioletto di 5 anni. Il killer ha sparato in serie almeno 4 colpi di pistola, senza altro spargimento di sangue e quindi dimostrando una precisione criminale che induce gli inquirenti a ritenere che ad agire con sfrontata freddezza e in pochissimo tempo sia stato un sicario esperto. Ieri è stata confermata, quindi, l'agghiacciante dinamica alla base dell'omicidio, nella tarda serata di martedì, del 29enne che si trovava all'interno del ritrovo che gestiva con la consorte in piazza Calvario Vecchio, nella frazione Drosi. I carabinieri e la procura che indagano si sarebbero fatti un quadro preciso sulle modalità un'esecuzione che, come riferito da CO nell'edizione di ieri, non avrebbe avuto altri testimoni all'infuori della moglie di Albanese e del bambino rimasti illesi. Da quanto trapelato dalle indagini, i primi colpi di calibro 9 sarebbero stati sparati all'interno del piccolo laboratorio che è separato dal resto del locale da una tenda. Il sicario, che avrebbe approfittato del fatto che a quell'ora nel ritrovo non ci fossero clienti, ha iniziato a sparare avendo davanti l'intera famigliola probabilmente intenta a preparasi per la chiusura del locale che si trova in una zona decentrata e poco trafficata del piccolo centro agricolo. Albanese, accortosi di essere bersaglio delle pistolettate, e che quindi l'intento dell'uomo mascherato che aveva di fronte non era quello di mettere a segno una rapina, ha iniziato una disperata e inutile fuga verso l'esterno trovando la morte pochi metri oltre l'ingresso del locale e vicino a dei tavolini posti nella piazzetta. Almeno uno il colpo che, secondo l'esame esterno effettuato sul cadavere, sarebbe stato letale avendo colpito al cuore il giovane che ha fatto pochi metri prima di stramazzare al suolo. Le urla di paura e disperazione che hanno accompagnato l'ultimazione dell'agguato, non hanno impedito al killer di accertarsi dell'avvenuto decesso di Albanese ri manendo qualche istante con lo sguardo sul corpo riverso in una pozza di sangue, prima di prendere la via della fuga. Secondo quanto trapelato dalle indagini condotte dalla Compagnia dei carabinieri di Gioia Tauro, agli ordini del capitano Ivan Boracchia e dalla procura di Palmi guidata da Giuseppe Creazzo, gli investigatori sarebbero portati a ri-tenere che il killer avesse un complice ad aspettarlo fuori dal locale, guadagnando comunque a piedi l'uscita dalla piazza e dirigendosi assieme a lui verso una zona di campagna non illuminata, contrada Marotta, dove probabilmente avrebbero nascosto un'auto per agevolarsi nella fuga. Le indagini, che potrebbero avvalersi della testimonianza della moglie dell'uomo, tentano di scavare nella privata di Albanese che oltre a gestire il bar Parisienne svolgeva saltuariamente il lavoro di autista di camion. Il 29enne di Rizziconi, che da quando si era sposato con una ragazza di Gioia Tauro si era trasferito nella città del porto, in una casa in via Mascagni, aveva piccoli precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, ma nulla che possa avvicinarlo a famiglie di mafia operanti nella zona. L'uomo, nativo della Corsica, era conosciuto dalle forze dell'ordine, quindi, che però escludono che l'omicidio possa essere maturato in contesti interni alla criminalità organizzata. L'autopsia è prevista per oggi a Reggio Calabria.
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