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Una telefonata anonima avvisa l’Arma Si lavora su possibili legami con i Crea
Assassinato a colpi di lupara
Agguato in un terreno tra Gioia e Rizziconi. Freddato in un podere Gesuele Macrì
Gesuele Macrì
diMichele Albanese
Forse ha visto il suo assassino in faccia prima di essere raggiunto dalle scariche della lupara. Gesuele Macrì 41 anni , sposato e padre di tre figli di 15, 10 e 3 anni, bracciante agricolo di Rizziconi non ha avuto scampo. E' stato raggiunto dai pallettoni alla testa e al collo ed è stramazzato a terra tra alcuni alberi di arancio in un terreno posto lungo la strada provinciale che collega Gioia Tauro e Rizziconi proprio di fronte alla vecchia ed ormai inutilizzata stazione delle Ferrovie della Calabria. Si era recato in quelle campagne per effettuare alcuni lavori agricoli. Viveva svolgendo lavori bracciantili per conto terzi e conduceva anche una piccola stalla di ovini e suini in un suo podere di Rizziconi. Chi lo ha ammazzato sicuramente lo ha seguito oppure sapeva che lo avrebbe sicuramente incontrato in quel podere posto al confine tra i due paesi di proprietà di una famiglia di Rizziconi. L'omicidio sarebbe avvenuto tra le otto e le 8 e 30 almeno mezz'ora prima della scoperta del cadavere. Ad allertare i Carabinieri con una telefonata alla centrale operativa della Compagnia di Gioia Tauro, una persona che forse si era recata anch'essa sul posto.Unamico che forse sapeva che Macrì stesse lavorando in quella zona oppure qualche altro bracciante. La dinamica ancora non è chiara. I militari dell'Arma sono giunti sul posto intorno alle 9 trovando la zona deserta e a circa una decina di metri da un capannone adibito da deposito per attrezzi agricoli il corpo senza vita riverso per terra di Macrì. Erano stati perfino chiamati i sanitari del 118 che però non hanno potuto fare altro che incrociare le braccia. Nulla era possibile più fare per quell'uomo, ammazzato senza pietà per ragioni oscure e misteriose. Poco dopo in zona l'arrivo del medico legale Osvaldo Casella che insieme agli specialisti della Sezione Investigativa Scientifica del comando provinciale guidata dal luogotenente Salvatore Leva hanno effettuato i rilievi sulla scena dell'omicidio . Rilievi che hanno permesso di accertare l'assoluta assenza di cartucce esplose. Un particolare questo, che induce gli inquirenti a ritenere che l'omicida abbia utilizzato una doppietta o un sovrapposto calibro 12 che non esplose automaticamente le cartucce. Un omicidio dunque, dalle chiare caratteristiche mafiose. Un vero e proprio agguato per eseguire una condanna a morte decisa non si sa da chi . I Carabinieri, che conducono le indagini dirette dal capitano Ivan Boracchia e dal tenente Gianluca Ceccagnoli con il coordinamento del Procuratore Capo di Palmi Giuseppe Creazzo e del sostituto Rocco Cosentino, non escludono che possa trattarsi di un delitto di mafia visto che Gesuele Macrì, ma conosciuto da tutti a Rizziconi con il diminuitivo di “Gesu”in passato era stato arrestato per detenzione di armi ma anche i sospetti sulla vittima e su un suo possibile legame indirettamente con i Crea di Rizziconi, il noto clan capeggiato da Teodoro Crea. Le indagini alle quali partecipano anche i Carabinieri di Rizziconi diretta dal luogotenente Vito Insinga, non si concentrano solo sul contesto mafioso, ma si allargano in tutte le direzioni compresa quella che porta ad ipotizzare uno scontro della vittima con qualcuno che conta. Indubbiamente, al momento i contorni sull'omicidio appaiono molto nebulosi anche se i Carabinieri, che per tutta la giornata di ieri hanno interrogato numerose persone di Rizziconi compresi i parenti del Macrì, non eludono di poter imboccare presto una pista utile.
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