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      06 OTTOBRE  2009  
 
 

              

      Cala il sipario sulla due giorni promossa dalla diocesi a Rizziconi  

Il monito della Chiesa: «La mafia si combatte con la testimonianza

Savagnone: «La Chiesa non può convivere con la criminalità organizzata»

Il Vescovo Luciano Bux

di Nicola Orso


 RIZZICONI - Secondo uanto è emerso dalla due giorni organizzata dalla diocesi, nei locali della Casa di Nazareth a Rizziconi, in cui è stato affrontato il tema “La comunità cristiana di fronte alla sfida della 'ndrangheta”, la “battaglia” contro la mafia da parte della Chiesa dovrebbe continuare attraverso un forte impegno di tutti, partendo dalle singole parrocchie e dall'associazionismo cattolico e laico. In estrema sintesi, questo è il messaggio lanciato unanimemente, con in testa il vescovo, monsignor Luciano Bux, che ha voluto promuovere l'iniziativa coinvolgendo tutta la diocesi pianigiana, avvalendosi del contributo del professor Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale e la cultura di Palermo, nonché autore di numerose pubblicazioni sull'argomento. Nella giornata conclusiva di sabato scorso, i sei gruppi di studio hanno esposto all'assemblea il resoconto del lavoro svolto all'interno delle aule dell'auditorium diocesano che ha ospitato la convocazione ecclesiale. Il dibattito che si è acceso all'interno dei vari gruppi haconsentito a tutti i partecipanti di confrontarsi su un tema scottante come quello del fenomeno mafioso, una vera e propria cappa per il nostro territorio dove, in un'area geografica piuttosto ristretta, sono ben cinque i comuni sciolti per mafia, una veraemergenzademocratica che porta in sé il fallimento di una certa politica che ancora non riesce ad essere immune dalle forze della criminalità organizzata e non è capace didare risposte chiare e concrete alle istanze della popolazione, istanze che, spesso, soffrono di quel male atavico che è la rassegnazione, tanto nulla potrà cambiare. La Chiesa diocesana, sostanzialmente, intende intraprendere un percorso nuovo, che è antico, «pazzesco », così l'ha definito Savagnone, quello del Vangelo. «E'una cosa semplicissima - ha detto fra l'altro il professore nella sua relazione riassuntiva - almeno così dovrebbe essere se realmente siamo credenti». «A volte - ha continuato Savagnone - pensiamo che per essere credenti basti la messa domenicale, partecipare alle processioni e quant'altro. Non è questa la vera vita del cristiano, tutto ciò si limita ad un superficiale lavaggio della coscienza che, frequentemente, si traduce in perbenismo, buonismo, in atteggiamenti che nulla hanno a che fare con il cristianesimo, con quel messaggio “rivoluzio - nario” che ci ha lasciato Gesù Cristo». Dopo questa due giorni promossa dalla diocesi di Oppido-Palmi, se i buoni propositi sviscerati nel corso dell'iniziativa saranno realizzati concretamente, con l'impegno fattivo dei presbiteri e dei laici, allora sì, si potrà sperare in un'inversione di tendenza in questo territorio da parte del mondo cattolico. Se ciò non dovesse verificarsi, nel senso che se da qui a breve non si dovessero registrare fatti nuovi, strategie pastorali “urtanti”, bisognerà ammettere, ancora una volta, che gli incontri, i convegni, le manifestazioni ed altro non cambiano lo stato delle cose. La Chiesa pianigiana, in questa occasione ha dimostrato tutta la buona volontà di voler “andare controcorrente”, di tentare un risveglio delle coscienze, soprattutto di quelle cristiane, le quali, in primis, sono chiamate alla testimonianza evangelica viva ed operante. Sono chiamate a “donar - si all'altro”, a spendersi con slancio nelle varie comunità, nel nome di Cristo e del suo messaggio: il più rivoluzionario dello storia, largamente ammesso da credenti e non credenti. Questo è certo.
 

 

 

 

 

 

 

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