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L’inchiesta giudiziaria “E n e rg i o p o l i ” ha aperto squarci inquietanti sull’impianto di Rizziconi
«La centrale? Porcata politica»
Eloquenti le dichiarazioni dell’ex funzionario regionale Domenico Lemma
FRANCESCO CONDOLUCI

Foto centrale turbogas di Rizziconi
RIZZICONI - Nella Piana del contestatissimo (doppio) inceneritore di contrada Cicerna a Gioia Tauro, e dell'altrettanto discusso megarigassificatoreche sivorrebbe costruire tra l'area industriale di San Ferdinando e la zona nord del Porto, c'è un altro impianto della grande industria energetica da 760 megawatt di potenza (superiore come capacità persino alle due centrali nucleari di Beznau, in Svizzera) che, zitto zitto e quatto quatto, da luglio dello scorso anno ha messoin funzione le sueturbine alimentate a gas naturale perprodurre energiada rivendere al parco produttivo elettrico nazionale. Iter autorizzato dai commissari prefettizi - Un iter, quello della “centrale a ciclo combinato di grande taglia” sorta in contrada «Olmolongo » di Rizziconi (a pochi chilometri in linea d'aria dal termovalorizzatore e dal sito dove è stato localizzato il rigassificatore) che, a differenza degli altri grandi progetti industriali imposti sul territorio, è filato via praticamente liscio come l'olio. Niente mobilitazioni di massa, niente petizioni popolari, zero (o quasi) discussioni sulla stampa. In realtà, nel 2003, quando venne proposto il progetto da parte della “Rizziconi Energia”, i residenti, in tre diversi incontri pubblici, avevano pure manifestato la loro decisa contrarietà. Ma il dissenso, rimasto confinato nel perimetro urbano di questo paesone incastonato tra i maestosi uliveti e agrumeti del “Bosco Selvaggio” servì, di fatto, a poco, visto che la commissione straordinaria formata dai funzionari prefettizi Francesca Crea, Salvatore Fortuna e Maria Laura Tortorella (rappresentanti dello Stato non eletti dal popolo) che all'epoca amministravano il comune dopo uno dei tanti scioglimenti per mafia del consiglio comunale, senza dare troppo peso alla volontà popolare emersa nel procedimento aperto di valutazione, procedette ugualmente con le autorizzazioni burocratiche dando praticamente il via libera perché la “An - saldo Energia” (gruppo Finmeccanica, appartenente per un terzo allo Stato) costruisse l'impianto con un investimento di 454,3 milioni di euro per consegnarlo «chiavi in mano» alla Rizziconi Energia. A loro, alla triadecommissariale Crea-Tortorella-Fortuna, del resto, bastò uno studio affidato ai professori Valerio Tarabusi, Marcella Gola eGaetano Magnano(da loro stessi incaricati) per convincersi che «i benefici della centrale, in termini di sviluppo, indotto e occupazione, avrebbero superato di gran lunga i costi sotto il profilo ambientale». Bocciata dai tecnici, “mi - racolata” dai politici - Prima di arrivare alla messa a regime dell'impianto, avvenuta nel luglio 2008, dopo 27 mesi di lavori di costruzione, il progetto targato “Rizzico - ni Energia” dovette superare però l'ostacolo imprevisto del Piano Energetico Regionale, che a fronte della “piog - gia” di proposte di impianti termoelettrici abbattutasi in quegli anni sulla Piana di GioiaTauro, sividecostretta a statuire che «in quel territorio poteva essere installata una sola centrale». Ad occuparsi di stabilire quale dei cinque progetti (leggi box a fianco) possedesse i requisiti tecnico-scientifici necessariper avereil placet, fu la “Commissione V.i.a. (Valutazione Impatto Ambientale) Regionale” che giudicò subito «incompatibile » la centrale proposta da “Rizziconi Energia”. «La scelta progettuale di localizzazione della centrale di Rizziconi e le specifiche tecniche di intervento sia in fase di cantiere che di esercizio, determinano alterazioni ambientali, che seppur limitate, non sono reversibili nel tempo - scrissero all'epoca i tecnici della Regione - la realizzazione della centrale non apporta modifiche a livello occupazionale dell'area interessata ». «La centrale è ubicata in un sito non coerente con la pianificazione territoriale e urbanistica vigente - si legge ancora nel parere- la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione elettrica rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna. Per tutto quanto sopra espresso e valutato, il Nucleo Via ritiene che l'opera in progetto possa essere considerata non compatibile con l'ambiente ed il territorio interessato». Un parere questo, che avrebbe dovuto costituire una sorta di pietra tombale sulle mire industriali di “Egl Italia” nella Piana di Gioia Tauro. Macchè. L'inchiesta della Procura di Crotone- Il come e il perché la centrale di Rizziconi, alla fine, invece sia riuscita “d'incanto” a superare quel perentorio giudizio tecnico negativo della Regione, lo hanno spiegato i magistrati della Procuradi Crotonenell'ambito della recentissima inchiesta ribattezzata “Energiopoli”(incentrata su presunte illegittimità negli iter autorizzativi della centrale di Scandale, nel Crotonese, oltre che su quella di Rizziconi) che ha messo sotto indagine 16 persone, tra cui politici di primo piano come l'ex governatore Giuseppe Chiaravalloti, l'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, l'attuale sottosegretario Pino Galati e l'ex assessore regionale Diego Tommasi, funzionari regionali e altri personaggi coinvolti a vario titolo nella partita delle centrali “incriminate”. Ma il vero “uomo della Provvidenza” quello capace di fare miracoli stravolgendoi pareri del Nucleo Via, rispondeal nomediDomenico Lemma (anch'egli finito indagato dal pm Pierpaolo Bruni), allora dirigente del settore Energia della Regione Calabria e successivamente anche presidente dell'Arpacal. Lo stesso funzionario cioè che, secondo la denuncia sporta dalla società “Cala - bria Energia srl” (che dopo aver ottenuto il parere positivo dai tecnici dello stesso nucleo Via con il suo progetto per San Ferdinando, si era vista “improvvisamente” scavalcare da quello della Rizziconi Energia, innescando per tale motivo una battaglia giudiziaria per avere giustizia), «ben comprendendo i rischi che si era assunto autorizzando i progetti di Scandale e Rizziconi» confidò a Claudio Larussa (un avvocato del Foro di Catanzaro, che risulta indagato nella stessa inchiesta di “Energiopoli”, ndr), come si legge nel decreto di perquisizione e sequestro degli atti disposto dal pm Pierpaolo Bruni, «che si trattava di “due porcate” ma che erano di interesse del presidente Chiaravalloti per quanto riguarda Scandale, mentre per quanto concerne la centrale di Rizziconi gli interessi erano dell'attuale ministro Matteoli e dell'ex ministro Marzano, più altri soggetti su base regionale». Un modo alquanto eloquente per dire che i due impianti «andavano autorizzati» adogni costo perchè dietro i proponenti vi era gente della politica che conta. E infatti, la centrale proposta per Rizziconi (così come quelladi Scandale)alla fine, come detto, secondo quanto hanno tirato fuori i giudici di Crotone, riuscì ad avere la meglio sugli altri progetti concorrenti, proprio grazie alle «correzioni» che, debitamente apportate da Lemma, trasformarono il parere della Commissione Via da negativo che era, a miracolosamente «compatibile- continua |
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