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Il vescovo Luciano Bux apre i lavori della due giorni promossa dalla diocesi a Rizziconi
«Mafia, scandalo evangelico»
Savagnone: «La Chiesa non può convivere con la criminalità organizzata»
 
di Nicola Orso
RIZZICONI -Nella due giorni tenutasi a Rizziconi, la Chiesa diocesana si è interrogata sul devastante fenomeno mafioso nella Piana di Gioia Tauro. Infatti, il tema che è stato affrontato è chiaro, “La comunità cristiana di Oppido- Palmi di fronte alla sfida della 'ndrangheta”. «In un incontro che ho avuto col Papa - ha detto il vescovo Bux aprendo i lavori - la prima domanda che il Pontefice mi ha fatto è stata la seguente: “Qual è l'influsso che la 'ndrangheta ha sul popolo in generale e sulla comunità cristiana nella sua diocesi?”. Mi ha lasciato stupito il Papa, e ho ripensato spesso a questa sua domanda precisa. Cosa ha voluto dire - mi sono chiesto - il capo della Chiesa? Ho pensato che se il vicario di Cristo mi ha detto ciò, significa che dallo Spirito Santo o dallo stesso Papa vi è stata una sollecitazione affinché si arrivasse ad organizzare un confronto tra il clero ed i laici della Chiesa diocesana. Daqui la scelta del tema che dà avvio all'anno pastorale, ossia quello di cui ci occuperemo in queste due giornate. Dovendo affrontare questo argomento - ha proseguito monsignor Luciano Bux - e dovendolo trattare con spirito cristiano, abbiamo bisogno, come sempre, di riconoscere i nostri peccati. Ed allora, anche in questa circostanza, apprendiamo dalla liturgia quali sono le nostre mancanze. Dio sa se siamo colpevoli o no, per cui non è un giudizio che dobbiamo dare sulla nostra colpevolezza o meno, ma è un oggettivo riconoscimento delle mancanze che noi come Chiesa, come cristiani, abbiamo certamente,anche di fronte al fenomeno mafioso». Dopo l'intervento del vescovo Bux, la parola è passata al professor Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale e la cultura di Palermo, unico relatore dei due pomeriggi. «Provengo da un territorio - ha precisato Savagnone nell'introdurre la sua relazione - dove la criminalità organizzata ha una storia di egemonia, di padronanza. E' così in Sicilia come pure in Calabria. Questo rappresenta uno “scandalo evangelico” - ha sottolineato - e devo dire che sento il peso della responsabilità che noi cristiani abbiamo vivendo in queste realtà. C'è, infatti, una convivenza piena, quasi pacifica con le varie forme di criminalità organizzata in queste regioni. Che ci conviva lo Stato, nella forma della conflittualità, forse si può “capire”, perché non sempre esso riesce ad essere presente capillarmente sul territorio. La Chiesa no, la Chiesa è presente, più dello Stato, più della Scuola. Ed allora la domanda è: ma come è possibile che terre come le nostre, dove più che altrove vi èuna vicinanza alla Chiesa e ai suoi principi vi sia una coesistenza con un fenomeno così violento come quello dello strapotere della mafia? Questo è lo scandalo che ci deve far riflettere, di fronte al quale dobbiamo reagire come cristiani. Dobbiamo prendere consapevolezza della realtà, guardarla in faccia - ha continuato Savagnone - senza perdere di vista anche le cose buone che ci sono all'interno delle nostre comunità». Un forte appello ha poi voluto lanciare in conclusione il professor Giuseppe Savagnone. «Bisogna restituire le nostre comunità - ha ribadito - ad uno stile pastorale evangelico. Padre Puglisi, ad esempio, non era un prete specificatamenteantimafia, era un sacerdote che cercava di rompere questo muro di schizofrenia tra il dentro ed il fuori, ossia di fare una pastorale in cui i cristiani fossero se stessi». Le due giornate si sono concluse ieri a tarda sera con la presentazione del lavoro svolto dai vari gruppi di studio e la relazione finale di Savagnone, di cui riferiremo domani |
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