| |
L’imprenditore di Rizziconi depone davanti ai giudici di Palmi. Costretto a interrompere per un malore
Processo Toro, parla Inzitari
«Dopo le nostre denunce alla Questura rimanemmo completamente isolati»
di IVAN PUGLIESE
PALMI - «Dopo aver denunciato i fatti cui eravamo oggetto con gli altri soci (della “Devin Spa”, ndc) alla Questura di Reggio Calabria, pur mettendo a rischio la nostra vita e quella dei nostri familiari, nella piccola comunità di Rizziconi siamo rimasti completamente isolati». E' la deposizione di Pasquale Inzitari a fare da centro di gravità nell'udienza del procedimento “Toro”. Provato fisicamente e psicologicamente, tanto da dover chiedere una sospensione della deposizione, a tratti confuso nei continui «non ricordo», l'imprenditore rizziconese costruttore con la società “Devin”, del Centro Commerciale“Il Porto degli Ulivi”, ha ricostruito, sottoponendosi alle domande del Pm della Dda di Reggio, Roberto Pennisi, la vicenda che ha portato alla costruzione della struttura commerciale e delle presunte tangenti a cui sarebbero stati sottoposti i tre soci da parte di alcuni esponenti della famiglia Crea. Il processo, che si svolge dinnanzi al Tribunale collegiale di Palmi presieduto dal giudice Maurizio Salamone con a latere Maria Laura Ciollaro e Gaspare Spedale, vede imputati per rito ordinario: Teodoro Crea, Giuseppe Crea, Domenico Crea, Francesco Antonio Crea, Domenico Malvaso e Domenico Surace. «A cavallo tra il 1998 ed il 1999- ha raccontato Inzitari - decidemmo di creare la società “Devin”ed intraprendere lo studio per la costruzione di un centro commerciale. Esistevano però dei vincoli della legge regionale per quanto concerne i requisiti di viabilità » e per poter quindi costruire nei terreni individuati nel territorio di Rizziconi (appartenenti ai Crea), fu necessaria «una variante di destinazione d'uso», che fu poi deliberata dal consiglio comunale di Rizziconi (dove Inzitari ricoprivala carica divicesindaco) prima di essere sciolto per infiltrazioni nel 2000, decisionechefinì nellemiredegli investigatori come ha ricordato anche il sostituto commissario della Squadra mobile reggina, NicodemoMorrone, nel corso della sua testimonianza resa sempre nell'udienza di ieri. «I terreni acquisiti - ha proseguito Inzitari - erano estesi per circa 170 mila mq ed alla fine ci accordammo con i proprietari per 30 mila lire al mq, cifra che per noi si rivelòunvero affare.Iterreni erano di proprietà per una piccola parte di Antonino e Giuseppe Crea e per la maggioranza di Immacolata Catananti sposata con il cognato di Teodoro Crea. Eravamo sicuri della regolarità dell'operazione, l'unico dubbio che non avevamo risolto era se ci trovavamo al cospetto di una intestazione fittizia alla cognata ». Il racconto si concentra poi «su di un foglietto» fatto recapitare ai tre soci, sul quale erano riportate alcune richieste definite da Inzitari «probabilmente estorsive» e consegnato, sembrerebbe, «da Giuseppe Crea, figlio di Teodoro», per un ammontare di circa 800 mila euro. «Inizialmente la posizione mia e di Vasta era di non pagare perché erano richieste fuori dal nostro accordo e, seppur spaventati, cercavamo di prendere tempo, mentre De Marte era più favorevole ad intraprendere una trattativa ». Inzitari ha ammesso di essere stato a conoscenza, assieme al socio Vasta, delle operazioni in atto da parte della Squadra Mobile, nei confronti degli esponenti della famiglia Crea. Il tutto dopo che i due soci, stanchi delle continue richieste di denaro cui erano sottoposti, decisero di effettuare una denuncia «informale» alla Questura. Decisioneche costò,probabilmente, una serie di minacce perInzitari e Vasta«comelettere d'avvertimento e buste con proiettili». Nel luglio del 2007arriva l'arrestodelboss, Teodoro Crea: «Dopo la denuncia abbiamo fornito informazioni che, forse, risultarono utili all'arresto.Lenotizie -ha concluso- leabbiamo avute da mio cognato Nino Princi,manon so lui da chi le aveva ottenute». |
|