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30 Settembre 2009
 

Dopo l’agguato a Gesuele Macrì i carabinieri indagano sulle sue frequentazioni

Sulle tracce dell’assassino

Sentiti i familiari e gli amici. Il nodo dei legami con i Crea

                                                                                             

     di Michele Albanese

RIZZICONI - L’autopsia ha confermato che Gesuele Macrì, il bracciante agricolo assassinato lunedì mattina in un podere sulla strada provinciale che collega la cittadina della Piana a Gioia tauro, è stato raggiuntoda pallettonialla mascella sinistra. L’esame autoptico è stato svolto ieri pomeriggio presso l’ospedale di Gioia Tauro dal perito medico legale Antonio Trunfio che aveva ricevuto ierimattina incarico dalla Procura di Palmi. I pallettoni sono penetrati all’interno del cranio uccidendo quasi subito il bracciante che si era appena recato nelle campagne di proprietà di una famiglia di Rizziconi per effettuare lavori di pulitura del terreno. L’assassino, è stato confermato, ha sicuramente usato un fucile a doppiacanna e non automatico e molto probabilmente si era nascosto a poca distanza dalla sua vittima designata, forse dietro un grosso albero di ulivo. Poi non appena “Gesu” Macrì è arrivato, è uscito allo scoperto gli ha puntato il fucile contro ed ha fatto fuoco. Il bracciante è caduto per terra a poche decine di metri da un capannone postoasinistra del cancello d’in - gresso del terreno. In questo stato lo ha trovato qualcuno che forse era andato a trovarlo e che poi ha avvisato i Carabinieri, i quali da ieri mattina hanno dato inizio ad approfondimenti investigativi a tappeto. Indubbiamente la base di partenza delle indagini è stata la ricognizione sulla personalitàdella vittimachemolti anni aveva inanellato un precedente per armi e reati contro il patrimonio. Cose vecchie che sembrano lontane dal contesto attuale. I militari dell’Arma diretti dal capitano Ivan Boracchia e dal tenente Gianluca Ceccagnoli, coordinati dal sostituto procuratore di Palmi Rocco Cosentino, hanno verificato con oculatezza eventuali suoi rapporticon i gruppi criminali della zona ed in particolare alcuni legami “indiretti”con i Crea di Rizziconi, il potente casato di ‘ndrangheta capeggiato da Teodoro Crea oggi in carcere. Non solo per focalizzare meglio la personalità della vittima e le sue frequentazioni ma anche per capire se la sua morte possa essere maturata all’interno di possibili contrasti negli ambienti mafiosi cittadini. Le modalità dell’ag - guato, l’uso della lupara non lascerebbero, dubbi, sullo stile mafioso dell’omicidio. Insomma, almeno dalla simbologia, potrebbe esserci la firma della ‘ndrangheta. Ma spesso nontutto è così scontato. Anzi. Ecco perché i Carabinieri non hanno lasciato nulla di intentato per imboccare la pista giusta. Numerose le persone sentite, compresi i parenti più stretti di Gesuele Macrì, la moglie Teresa Marcianò, ma anche molti soggetti contigui agli ambienti della criminalità locale. Indubbiamente il lavoro degli inquirenti è coperto dal più assoluto riserbo. Il lavoro ricostruzione dell’ultimo periodo della vita della vittima viene condotto senza sosta. La sensazione comunqueche si ha vedendo il lavoro degli inquirenti è quello che porta ad ipotizzare che forse sono sulla buona pista.

 

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