Vogghiu mu sacciu
Vogghiu mi sacciu si ssi poti amari
A fimmina chi non t'ama e non ti pensa;
Vogghiu mi sacciu si ssi po’accattari
Senza dinari o senza la cridenza.
Vogghiu mi sacciu si ssi po sanari
Senza l’aiutu di Gesù e Maria;
Vogghiu mi sacciu si ssi po’ sunari
Senza strumentu e senza fantasia.
Vogghiu mi sacciu si ssi poti stari
Senza du frittuleddi in alligria;
Vogghiu mi sacciu si ssi po’campari
Senza na picca ‘i vinu in cumpagnia.
Poesia senza titolo anno 1915-18
(si ringrazia per la gentile concessione il Sig. Antonio Vasta)
Il frastuono comincia all’aurora
Sono nel letto e non posso dormire.
Don Felice se viene alla buon’ora
Pria di gridare lo sento tossire;
grida di continuo e non s’accheta,
tosse e poi, veli sciarpe di seta.
Pria di spuntar la mattutina stella
Sento gridare la radicenese,
grida: roba fina e roba bella
facendo il giro per tutto il paese
mentre la gente dorme saporita
ode, roba buona, roba pulita.
Metto la testa fuor vedo passare
Un uomo che grida, grissi, bei limoni.
Un po’ più giù un altro sta a gridare
Tela di lino, tela di cotoni;
chi vende maglie, chi pettine fine,
chi calze per uom per donna e signorine.
In una crocevia vedo sostare
Un uomo che sembra un buon predicatore.
Vende vestiti, e chi vuole comprare
Coperte, tappeti, abiti per signore;
per fare il popol gabbato e contento,
da mille lire se neviene a cento.
Grida mastro Nino il Palesano:
carta posta aerea, buste fine,
aghi per macchina e per cucire a mano,
afferma biancheria, nastri e puntine;
con sulle spalle pesante cassetta,
grida, e ad ogni angolo si spetta.
Ecco spunta col tren donna Vincenza,
piatti fini, camice cucite,
con la sua astuzia, con poca credenza
scortica le genti più istruite:
si riempie la cesta d’olio e d’ova,
di fagioli, di pan e ciò che trova.
D’altra parte sento il calderaio,
concio padelle e stagno calderoni;
con faccia nera viene il carbonaio
con un traino vende i suoi carboni;
Clelia vende la sua medicina,
e grida: verachina verachina
Pezzi di lana vecchia un altro dici
Cambio con bottiglie e con piatti,
altre due ch’io credo, son felici
con l’organetto a man sembrano matti,
la gomma vecchia vanno raccattando
e con l’armonio a man vanno gridando.
Un uomo che compra rame tosto sento
E zinco vecchio, lo sento ciarlare,
compro a buon prezzo, e col suo lamento
tutto il paese lo fa risvegliare,
chi vende casseruol di rame vecchio,
chi un taccio di zinco e chi un secchio.
Fuggo il rumor, ma intanto l’aura, il vento,
in tutte le vie gran chiasso ad alta voce.
La radio turba con il suo lamento,
parla di guerra, di calvario e croce.
Morti, feriti, navi silurate
E nei flutti del mar genti affondate.
Per trovare la quiete vò girando,
ma la radio ancor più mi tormenta.
Guerra, guerra dice, e chi sa quando
La pace arriverà per far contenta
la gioventù che prega il gran Signore
a salvar la gregge sua da buon pastore
Sentire il chiasso non è mia abitudine
Nessuno ci crede, ma è veritate.
O desiata verde abitudine
Lontano dal rumor della cittate!...
La quiete troverò nel cuor lo sento,
se a Dio senza camicia io mi presento.
( Don Micuccio Ungheri) |